mercoledì 10 marzo 2010

LA SALUTE VIEN PRIMA...

Oggi sono andato in farmacia, e mi hanno dato le spiacevoli cose in un sacchetto, questo (cliccate per ingrandire):

mercoledì 3 febbraio 2010

WALLY WOOD E PRINCE VALIANT


 Questa è l'unica tavola domenicale di Prince Valiant disegnata da Wally Wood.
Datata 11/15/70, la tavola fu disegnata da Wood come prova per sostituire Hal Foster che da tempo parlava del suo ritiro dalla serie. Oltre a Wood altri artisti si contesero il posto, ma Foster fece disegnare la serie a John Cullen Murphy, pur continuandola a scrivere fino al 1980.
 In Precendenza Wood fece una parodia di Prince Valiant creando per Mad #13 del 1954, Prince Violent:


Questo è un altro tassello che ci dimostra la grandezza di Wood, che in seguito purtroppo di Prince Valiant disegnò solo una versione per adulti: Prince Violate (by Hard Farter!!):

sabato 30 gennaio 2010

MOOMIN IN ITALIA


Felice di sapere dal nuovo blog di Stefanelli che il capolavoro di Tove Jansson sarà pubblicato in Italia dalla Black Velvet, nel rispetto della pregevole edizione americana della D&Q.


venerdì 22 gennaio 2010

JOHNNY CRAIG E L'ESPRESSIONE NEGATA

E' da un paio di anni che la 001 ci sta proponendo le storie della EC Comics.
Sono letture assolutamente interessanti, ed essendo un pezzo di storia del fumetto contengono brevi racconti di grandi autori del periodo frai quali ci sono: Al Feldstein, Harvey Kurtzman, Wally Wood e Jack Davis.
Nel mezzo sta Johnny Craig, un autore che non conoscevo bene prima di leggere Crime SuspenStories vol.1.



 Proprio di Craig voglio parlarvi.
Mentre su diverse riviste come Tales of the Crypt era affiancato da Al Feldstein ai testi, qua lo scopro come autore completo. I suoi racconti, messi a confronto con gli altri, si distinguono subito per resa e brillantezza. Il suo tratto preciso e pulito, che nei volti sembra influenzato da Caniff, con un bianco e nero pieno, rispettoso di luci ed ombre, mette in secondo piano persino le storie disegnate da Wally Wood.
Inoltre ciò che colpisce è l'abilità di sapersi calare in un linguaggio pulp. Sovente le didascalie vengono usate per far cogliere l'ansia e l'esasperazione del protagonista; raramente sono esplicative e se lo sono racchiudono brevità e semplificazione, andando in controtendenza con tempi in cui le didascalie erano spesso pesanti e, nell'ottica di un fumetto attuale, certamente superflue.
Lungi da me voler dire che gli altri autori di questa serie producano storie scarse, anzi la qualità non è mai bassa, eppure Craig supera tutti, perfino Kurtzman che propone due storie dallo sviluppo banale e con assai poca suspence.


 (una tavola di Craig da Vault of Horror)

Al Contrario di altri però Craig è molto lento, questo è dovuto alla sua meticolosità nel disegno e al fatto che oltre a scrivere le sue storie è anche il copertinista della testata. Eppure tutta questa lentezza che gli si attribuisce viene contrappesata dall'originalità dei suoi lavori. Non a caso i suoi racconti sono sempre quelli che aprono la rivista. Oltretutto Craig è l'unico a sfruttare al massimo le splash page che inaugurano gli episodi. Infatti, sulla scia della rivoluzione eisneriana di Spirit, le storie della EC incominciano sempre con una splash page.


 (classica splash page di Jack Kamen)

 Craig raramente si limita ad utilizzare questa pagina per fare una specie di copertina, e fonde illustrazione con la storia.
Purtroppo non trovo un'immagine della prima pagina de "Il Sosia", che basterebbe a spiegarvi tutto, e allora ve ne posto un'altra qua sotto:



 I suoi racconti sono sempre carichi di pathos e vi è una costante ricerca nello stupire il lettore presentando più colpi discena in un solo arco di 6, 7 pagine. Sicuramente è da sottolineare come sia prevalentemente interessato a rappresentare le emozioni e le reazioni dei personaggi piuttosto che a proporre disegni esplicitamente macabri. Questo alle volte esula dalle copertine che invece sono fatte per colpire il lettore, come potete notare qua sotto.



Caso vuole che sia proprio una sua copertina, ultima dei mille fattori in gioco, a dare il la all'avvento del Comics Code.
La copertina incriminata la potete ammirare qua sotto.



 In effetti è anche l'ultima copertina della serie realizzata da Craig, che in seguito alla chiusura della EC fa sporadiche comparse su alcune testate della Warren e sul finire degli anni '60 inchiostra diverse cose per la Marvel e la DC. I pochi numeri supereroistici da lui disegnati sono pesantemente ritoccati, finché alla fine, costretto a non potersi esprimere, limitato da una stretta supervisione, e insofferente alle scadenze si ritira dal mondo del fumetto.
Si dedica alla pittura e produce numerose tele legate ai vecchi personaggi delle EC.
Ultimo baluardo di un'epoca finita male, Craig ne è forse l'unico vero illuminato.
(Johnny Craig 1926-2001)

mercoledì 13 gennaio 2010

DAVID MAZZUCCHELLI - ASTERIOS POLYP


Leggere l'opera di Mazzucchelli in inglese non l'ho trovato affatto facile, anche perché il mio inglese non sta ai piani alti, però l'ho fatto, comprendendo ma forse raggirando tutto quello strato di nozioni religiose, sociologiche, morali e filosofiche di cui il libro è intriso.
Fondamentalmente mi interessava l'aspetto del linguaggio figurativo con cui Mazzucchelli compone l'opera.
Poco prima di leggere questo volume, ho avuto la fortuna di acquistare An Anthology of Graphic Fiction Vol.1 , edita da Brunetti. Nell'introduzione del libro viene riporta una definizione di Spiegelman, "il fumetto è scrivere con le figure" e lo stesso Brunetti aggiusta il tiro dicendo che il fumetto "non è un mix di parole e figure, ma bensì un'emulsione [...] il fumettista usa il proprio metodo di visualizzazione per stabilire un vocabolario visuale col quale comunicare..." poi mi cade l'occhio sull'immagine sopra il testo:
E' un'illustrazione di Saul Steinberg e mi rimane impressa cosi tanto che quando finisco di leggere il libro di Mazzucchelli mi ritorna in mente. In Asterios Polyp c'è la necessità di rispolverare e rinnovare quel linguaggio fumettistico delle origini. Mazzucchelli, sin dall'inizio dei suoi lavori indipendenti, è sempre stato alla ricerca di nuove forme espressive, interessandosi all'approccio giapponese, omaggiando la scuola della Harvey Comics e strizzando l'occhio ai francesi. Con il suo ultimo lavoro parte direttamente dalla base del cosiddetto cartoon americano, impostando il discorso sull'espressione e la comunicabilità.

Come si evince dagli schizzi di prova qua sopra, la stilizzazione unita ai simboli ci permette di identificare gli stati d'animo e le situazioni dei personaggi, nonché ci aiuta a capire le differenze sia emotive che fisiche o ancora le compatibilità fra uno o più attori. inoltre fa scattare la ricettività della mente del lettore mettendo in moto tutti quei meccanismi che fanno del fumetto un medium unico.


Come notate da questa immagine sopra, già 60 anni fa Saul Steinberg usava questo approccio. La grandezza di Mazzuccheli è quella di saper valorizzare e rielaborare questo genere di espressioni, incanalandole in uno storytelling e andando a formare un libro.
Mazzucchelli scompone, taglia, spella e squadra il disegno, (ri)portando all'essenziale il fumetto. Cosi facendo, mostrando solo l'ossatura, in un certo qual senso ci illude nella proposta di un fumetto difficile da decifrare. Tutto ciò è solo apparenza infatti tutti questi simboli e codici geometrici che vengono usati li abbiamo bene impressi nella nostra mente fin dall'alba dei tempi e forse sono stati anni di letture super-eroistiche a farli rimanere sepolti nel nostro cervello.


Cose semplici in fin dei conti, immediate, come i colori. Qua sopra potete notare come Mazzucchelli usi il colore e la geometria per evidenziare una situazione di conflitto, di distacco e di indifferenza. Una sostanziale incompatibilità o forse solo un momento no.
E ancora qua sopra Saul Steinberg, diversa situazione ma con esito apparentemente simile.
In tempi più recenti un altro fumettesta che segue questa strada è Mark Newgarden, anche se lo fa in maniera molto più radicale come potete vedere qua sotto.
Mazzuchelli dispone le sue vignette in modo pacato, raramente le sue tavole sono confuse (e se lo sono è volontariamente), ma anzi, hanno un moto circolare che ammorbidisce la lettura come potete vedere qua sotto.
Altro particolare è quello della specularità dell'immagine e dell'equilibrio, qua si possono notare due diversi esempi.

Sono due situazioni diverse, sia per composizione che per situazione (una shoccante, l'altra intimista), eppure sia nella prima che nella seconda vignetta tutto è perfettamente bilanciato.
Un esempio più radicale è ancora di Mark Newgarden, come potete vedere qua sotto.
La bravura di Mazzucchelli sta nel saper rielaborare le basi del fumetto senza avere come fine la pura sperimentazione, ma costruendo un prodotto capace di raccontare una storia in maniera per lo più geniale.
Per finire vi mostro un recente disegno di batman che semplifica quanto detto fin'ora approcciandosi ad una visione super-eroistica.

John Porcellino





Spedito direttamente dalle sue mani incapaci di disegnare ma pronte a registrare sensazioni, è li sul mio letto, un volumazzo cartonato di 300 pagine, firmato di fresco.
Vent'anni di auto produzione, inesorabile e rocambolesca, capace di ritagliarsi la sua nicchia di pubblico.
E' un po un caso quello di Porcellino, forse vero padre di molti giovani autori americani che sono in giro ultimamente, Jeffrey Brown su tutti.
Il libro è un'antologia, un best of e l'impatto con le prime (illeggibili) storie farebbe desistere chiunque, però poi si decolla ed è un bel viaggiare.
Sono cose molto personali, sogni, visioni, viaggi e problemi.
Siccome sono pigro e lo spazio bianco mi da una mano è meglio che leggiate qua:
-raccontare la semplicità
-perfetto esempio di indipendenza

mercoledì 16 dicembre 2009

A DRIFTING LIFE




non sto più aggiornando, e non so quando lo rifarò.
c'è un motivo: ho incominciato a collaborare con lo spazio bianco.
i pochi che mi leggono posso continuare a farlo li.

intanto per natale vi consiglio il libro nella foto.

peace.

giovedì 17 settembre 2009

COSEY - VIAGGIO IN ITALIA

Viaggio in Italia è un opera eccezionale, è un racconto ambientato dopo la guerra del vietnam, che ripercorre le vicende di due amici e di chi gli gravita attorno.
Essenzialmente è una storia che grazie all'ausilio di flashback ci propone la formazione di questi personaggi e ci spiega la prospettiva delle loro vite.
La storia si divide fra l'America del Colorado e l'Italia pugliese, più specificatamente quella di Alberobello e dintorni. La riproduzione ambientale data da Cosey è assolutamente fedele e ciò ha sicuramente implicato un valido lavoro di documentazione seguito da una grandissima abilità nel rielaborare i paesaggi. Gli sfondi e le atmosfere infatti si fondo con le vignette creando alcune delle più belle sequenze narrative di sempre.
Il viaggio affrontato in Italia può essere visto come un percorso di purificazione da parte dei due protagonisti che, affrontando il loro passato nel presente, aprono delle porte sul proprio futuro.
L'opera poggia solidamente il proprio svolgimento sull'idea delle mancate opportunità, sulla paura delle scelte e sull'insicurezza del futuro.
E' sorprendente infine come Cosey riesca a far decollare la storia creando situazioni sempre spiazzanti, intervallate da momenti di tranquillità, dando cosi un ritmo regolare di lettura.
Libro fondamentale, un classico praticamente. Un albo dell'ottantotto mai pubblicato in Italia e ora finalmente edito dalla Planeta in un grande formato che lo valorizza. Una storia da scoprire e riscoprire in attesa di (speriamo) altre pubblicazioni italiane di questo autore.

Cosey
Viaggio in Italia
Cartonato, 106 pag. a colori
13,95 euro
Planeta deAgostini
2008

mercoledì 16 settembre 2009

PAUL POPE - LIQUIDO PESANTE

Liquido pesante è un lavoro edito dalla Vertigo nel 2001 ad opera di Paul Pope.
Autore eclettico e legato al panorama fumettistico alternativo americano, Pope, si impone per il suo stile di disegno dinamico ed eccentrico che, pur rispettando i classici canoni narrativi di composizione della tavola, si innalza per originalità.
La storia è ambientata fra New York e Parigi intorno all'anno 2075. S., il protagonista, è in fuga dalla banda dei Pagliacci che lo cercano per recuperare la partita di Liquido Pesante che lui gli ha sottratto.
Questo Liquido Pesante è una sorta di metallo rarissimo che una volta scaldato e sciolto si puo assumere per via auricolare ampliando cosi le proprie percezioni e la propria capacità mentale.
La narrazione ha un ritmo serrato con situazioni incalzanti che vanno ad intrecciarsi con una storia d'amore che sembra più un amarcord, un qualcosa che il protagonista cerca di raggiungere ma senza riuscirci.
Il segno di Pope, frenetico e a tratti fluido, striscia via che sembra quasi accennato, eppure niente è messo li per caso e i suoi personaggi sembrano davvero in movimento, pronti a scattare e ad agire. Anche il testo scorre piacevole lungo i dialoghi e in alcune didascalie si possono cogliere momenti davvero poetici.
In più la scelta della colorazione, una sorta di tricromia, rende molto bene l'ambientazione di questo futuro non troppo remoto e si sposa ottimamente coi toni noir della storia.
Un'opera uscita nell'indifferenza generale in Italia, dato che qua su internet non ho trovato niente di interessante al riguardo. Forse il prezzo e/o la bassa tiratura insieme alla poca conoscenza di questo autore hanno fuorviato gli acquirenti. Un vero peccato perché Pope è da considerarsi un maestro del fumetto moderno e come tale merita di essere letto.

Paul Pope
Liquido Pesante
Brossura, 240 pag. a colori
18 euro
Magic Press
2003

venerdì 17 luglio 2009

JOANN SFAR - PASCIN

Sfar è un famoso scrittore e disegnatore francese, conosciuto in Italia per l'eccelsa saga del Gatto del Rabbino.
Diciamo che è un autore intelligente e impegnato e che la sua produzione è molto vasta e indirizzata a tutte le età. Di solito è un preciso che costruisce una storia meticolosamente sia dal punto di vista della narrazione che del disegno. Pascin invece di meticoloso non ha nulla, solo la trama e l'idea di base sono chiare.
Sfar ci racconta una falsa biografia di Julius Mordekai Pinkas (alias Pascin), pittore bulgaro vissuto in Francia nei primi anni del novecento. La storia di questo artista è un vortice di atti privi di morale dettati dall'istinto sessuale e dai fumi dell'alcool. Un vortice è anche il modo in cui l'autore propone la storia: lo svolgimento non ha un filo conduttore definito e la narrazione si compone di racconti brevi spesso slegati l'uno dall'altro se non per i personaggi secondari che sono ricorrenti. I disegni non sono quelli a cui Sfar ci ha abituato: scordatevi i colori e le raffinatezze del Gatto del Rabbino, qua si improvvisa in bianco e nero e il pennello è libero più che mai di trascinarsi sulla pagina a volte in maniera lieve e altre in modo pesante, delineando figure sporche e mai definitive, volutamente imprecise.
Sicuramente Sfar vuole cogliere l'attimo dell'improvvisazione e a volte ci riesce soprattuto conciliando il disegno col ritmo dei dialoghi spesso sopra le righe ed eccessivi. Ci sono anche passi ove si crea una certa pesantezza nell'atmosfera della lettura, ma ciò accade solamente nella parte iniziale dell'opera e forse è causato dal fatto che l'autore stesso doveva prendere domestichezza con questo tipo di raccontare. Da tenere in considerazione è anche il fatto che il volume è composto da racconti fatti in periodi e anni diversi e ciò si può anche notare da dei leggeri cambiamenti dei segni dalla prima all'ultima pagina.
Pascin è una storia cruda fatta di feticci e rappresetazioni immorali, ma questo è fondamentalmene il risvolto meno interessante dell'approccio di uno Sfar ispirato e per certi versi originale, ma che può migliorare ancora in questo territorio oscuro che ha affrontato.

Joann Sfarr
Pascin
Brossura con alette, 192 pag. in b/n
21 euro
001 edizioni
2008

giovedì 11 giugno 2009

BLOGGANDO - LA MODAN SUL TIMES







Siccome sono in vena di Modan, ecco che ho scovato online una interessante raccolta di sue storie pubblicate su The New York Times.

RUTU MODAN - UNKNOW/SCONOSCIUTO

Unknow/Sconosciuto è un fumetto israeliano della brava Rutu Modan che parla della scomparsa di un padre durante un attentato e della sua ricerca da parte del figlio e dell'amante.
C'è chi ha definito lo stile della Modan fotografico, ma io lo definirei più che altro essenziale. D'altronde tutto l'uso che fa degli approcci narrativi è essenziale. Partendo dal disegno, una linea chiara personale e diretta, passando per gli sfondi sempre in secondo piano, per arrivare ad un colore raramente cosi funzionale.
In effetti la prima cosa che mi è saltata all'occhio è proprio l'utilizzo del colore, netto e pulito, per una volta non messo li forzatamente o per contorno, ma per creare uno stacco e per sottolineare su cosa ruotano gli eventi. Si può facilmente notare come i paesaggi che circondano i personaggi siano sempre molto più tenui dei protagonisti stessi e che gli oggetti implicati in un'azione siano sempre più evidenziati rispetto ad altri. Non so se si possa considerare una specie di innovazione, non so se qualcuno lo abbia mai fatto prima, ma per come la vedo io questo espediente aiuta sia l'interpretazione del lettore, sia lo svolgimento della narrazione.
Le tematiche affrontate dall'autrice sono molto forti: la scomparsa di un padre, il rapporto conflittuale padre figlio, gli attentati, gli amori, i rapporti conflittuali e la contrapposizione fra le classi alte e basse giocano un ruolo importante nel tenere inchiodati al libro.
Una storia che quindi vede diversi generi fondersi assieme ed incerti momenti sembra di leggere un romanzo on the road, poi uno d'amore, poi uno di guerra, e poi ancora un giallo.
Sicuramente l'opera sottolinea lo stile di vita e il momento storico di Israele, nazione molto lontana dai nostri usi e costumi. Il punto di forza è che l'autrice mantiene un distacco netto da tutte le situazioni che avvengono usandole solamente come sfondo per l'iter dei personaggi, proprio come usa il colore.
Il finale aperto, infine, potrebbe anche essere l'inizo di una nuova storia.

Rutu Modan
Unknow/Sconosciuto
Brossura, 160 pag. a colori
Coconino Press
2006

lunedì 8 giugno 2009

PAUL HORNSCHEMEIER - MAMMA, TORNA A CASA

Avevo già parlato di questo autore recensendo I tre paradossi.
Mamma, torna a casa è un'opera che precede la sopracitata ed è quella che lo ha fatto conoscere a livello mondiale facendogli vincere diversi premi.
Il libro ci racconta la storia di Thomas, un bambino di sette anni che dopo la perdita della madre si ritrova a dover tenere sotto controllo un padre che, sconvolto dall'accaduto, perde la ragione.
Il mondo onirico nel quale si rifugiano i due ( il bambino mascherandosi e il padre impazzendo) esprime il concetto di rinuncia alla vita; d'altra parte è più comodo ignorare i problemi che affrontarli.
E' comunque da qua che parte la tematica della relazione padre-figlio che rivedremo anche ne I tre paradossi, ed è sempre da qua che si delinea lo stile narrativo ad ampio raggio dell'autore.
Fumetto forte, caratterizzato dalla mancanza di humour e incentrato su un emotività cupa e introspettiva, Mamma, torna a casa è da considerasi l'inizio del pensiero "hornschemeiriano".
Pur traendo ispirazione da opere di autori come Clowes o Ware, l'autore riesce a creare momenti originali e ispiratissimi, creando sequenze e ritmi fra disegni e parole con un'abilità che nessun altro fumettista in circolazione possiede.
Bella la scelta di presentare i capitoli come introduzioni al libro, che si chiude con l'intestazione: “Capitolo uno. Ora siamo liberi”. Come a lasciare una porta aperta alla vita, ad un nuovo corso che permetterà a quel bambino di crescere per poi raccontarci i suoi ricordi.
Grazie alla Tenué per aver tradotto in italiano un fumetto cosi bello.

Paul Hornschemeier
Mamma, torna a casa
Brossura, 144 pag. a colori
16,90 eur0
Tenué

JESSICA ABEL - ARTBABE

Artbabe è una serie che viene autoprodotta nel '96 per quattro numeri per poi venire pubblicata per altri cinque dalla Fantagraphics. Il volume italiano raccoglie gli ultimi cinque numeri, quelli della piena maturità espressiva.
Le storie brevi che compongono il libro raccontano di giovani di classe media e dei loro problemi, per lo più di natura sociale e relazionale.
Sinceramente sono rimasto molto colpito dal modo disinvolto e sfaccettato con cui la Abel affronta le proprie storie. La sua capacità più grande consiste nel saper affrontare una narrazione breve esaurendola a dovere, nonostante la verbosità dei suoi testi, e ad elaborare uno schema di vignette assolutamente preciso e sempre funzionale, infondendo alla narrazione un aspetto sempre dinamico e mai statico.
Questi racconti si possono considerare delle vere e proprie lezioni sul fumetto: in ogni storia è applicato un metodo diverso e uno stile particolare. Gli elementi che invece ritornano sempre a sottolineare la bravura e la funzionalità dell'opera sono le pause silenziose, i tagli improvvisi da una scena all'altra e i finali aperti.
Artbabe è uno di quei fumetti che fanno bene al fumetto, che in qualche modo lo rinnovano e che quindi vanno letti.




Jessica Abel
Artbabe
Brossura, 128 pag. in b/n
9,30 euro
Black Velvet Editrice

mercoledì 27 maggio 2009

MIGUELANXO PRADO - SEGNO DI GESSO

Il segno di gesso è l'immagine creata da un'isoletta sperduta nell'oceano, con il suo faro non funzionante e la sua casetta abitata da madre e figlio.
Su questa isola naufraga, apparentemente, Raùl ed è qui che incontra Ana, giovane scrittrice. La locandiera e il suo strano figlio, il gabbiano soprannominato "Lucas" e la stessa isola trasmettono mistero e abbandono. La storia ruota attorno all'incomunicabilità, alla difficoltà del rapportarsi fra persone e proprio questi impedimenti espressivi costruiscono l'iter dell'opera.
I colori, forti e compatti, segnano le azioni e i caratteri dei personaggi, incidendo nell'atmosfera della lettura.
I sostanza Segno di gesso è un racconto ermetico, che scorre semplice ma che ad una lettura meno superficiale può dare da pensare.
Lo stesso Prado sottolinea questo aspetto nelle note, invogliando il lettore a leggere più volte il libro e a lasciarsi trascinare dalle proprie emozioni. L'opera infatti non ha un epilogo chiuso e forse ne ha più di uno, ma spetta al lettore decidere la chiave di lettura finale.
Poetico e surreale, questo volume è l'opera, a ragione, più riconosciuta e premiata di Prado: Miglior libro dell’Associazione dei Librai di Francia, Premio Alph Art ad Angoulême, Miglior opera al Salone del Còmic di Barcellona, Premio d’onore al Festival di Amadora, Miglior libro dell’anno al Festival di Hyères, Premio della critica come miglior libro dell’anno in Austria.
Nel libro è presente una simpatico storia extra dedicata alla memoria di Hugo Pratt.
L'edizione è di grande formato, con una carta che rende bene i colori, e una qualità di stampa che permette di ammirare le stupende tavole di Prado.
Da leggere ed interpretare.

Miguelanxo Prado
Segno di gesso
Brossurato, 96 pag. a colori
20 euro
001 edizioni

mercoledì 20 maggio 2009

SERGIO TOPPI - PINOCCHIO

Toppi, grande maestro del fumetto, omaggia il Pinocchio di Collodi con questa splendida litografia edita da Galleria Dell' Arco Edizioni.
La Litografia è richiedibile al seguente indirizzo email: gdarco2004@libero.it.













Litografia firmata e numerata in 100 copie

20 euro

Galleria Dell' Arco Edizioni

martedì 5 maggio 2009

TRILLO & RISSO - VAMPIRE BOY

Finalmente grazie alla 001 vediamo in una edizione integrale un altro lavoro di questa coppia di autori argentini.
Infatti dopo Video Noir, Borderline, Chicanos e Fulù (incompleta in Italia) abbiamo anche Vampire Boy.
Il duo è dinamico e coi titoli sopracitati ha svariato su tutti i generi, e so che quando compro qualcosa scritta da Trillo vado sul sicuro, per non parlare se c'è Risso ai disegni.
Bisogna ammettere che Vampir Boy non eccelle, che non è un capolavoro, ma è una lunga storia molto ben equilibrata, senza scivoloni, che tiene un ritmo costante e si fa leggere con piacere fino alla fine.
Trillo non vuole strafare e così si limita a narrarci la storia di questo bambino egizio senza nome che, reso immortale dal dio sole, è costretto ad un lungo faccia a faccia nei secoli con un altra immortale, la malvagia Ahmasi, sacerdotessa del serpente.
L'abilita di Trillo, vero maestro della struttura narrativa, corre lungo secoli di storia fra egizi, antica Roma, crociate, inquisizioni e cacce alle streghe per arrivare fino ai giorni nostri. Il volume respira di pause caratterizzate dai flashback e dai racconti che fa il piccolo egizio, cosicché Risso può mostrarci tutto il suo incredibile bianco e nero, passando velocemente da un' epoca all'altra per ritornare a mostraci la città odierna.
Da ricordare è il passaggio nel quale il bambino racconta la distruzione di sei delle sette meraviglie dell'antichità: magistrale per potenza narrativa e sintesi del linguaggio.

Carlos Trillo & Eduardo Risso
Vampire Boy
Brossura con sovracoperta, 480 pag. in b/n
30 euro
001 edizioni

BLOGGANDO - SERGIO AQUINDO














Aquindo è un illustratore argentino che risiede a Parigi, città che sembra catalizzare molti autori.
Disegna per diverse riviste fra cui Le Monde.
Proseguite sul suo blog